Addio Claudio

Si è spento nel sonno il 15 novembre nella sua casa di Firenze a 77 anni il critico Claudio Carabba. Unendoci al dolore dei suoi cari pubblichiamo un ricordo di Giovanni Maria Rossi.

Claudio Carabba, “Ciccio” per tutti noi, se ne è andato ieri notte nel sonno dal suo letto di casa, lui che nel suo sterminato immaginario cinematografico auspicava, ridendo, di salire fra le conifere delle Rocky Mountains come i grandi sachem di Tex Willer o di prendere un giorno il largo su una zattera nei mari del Sud in attesa dell’ultimo traghetto.
Nella sua altrettanto sconfinata biblioteca-videoteca di Babele, accatastata, compulsata, sbertucciata, con ogni libro, rivista o fumetto attivati da segni, da appunti talora illeggibili, da fogli e ritagli, si condensavano la sua curiosità e la sua conoscenza, profonde e al tempo stesso leggere. A cui si affiancava, o forse precedeva, una memoria prodigiosa in grado di ripercorrere dettagliatamente quella filmoteca che portava dentro di sé e con cui ci inondava di visioni animate.

Giornalista d’assalto e critico cinematografico per vocazione, lasciando per un soffio una promettente carriera universitaria a Lettere di Firenze (restano, credo, la sua bella tesi su De Roberto e un Castoro sul suo conterraneo Federigo Tozzi, La nuova Italia 1974), Claudio Carabba ha fatto un lungo, importante percorso in ascesa, talvolta accidentato dalla sua spontanea vena di sindacalista, dall’anonimato coatto di Vice del decano Sergio Frosali a La Nazione di Firenze alla titolarità delle rubriche cinematografiche su Sette del Corriere della sera e sull’Europeo. Passando per Paese sera a Firenze e a Roma e poi approdare al Gruppo Rizzoli a Milano.
Ma la sua energia e il suo spessore culturale non si limitavano alle pagine dei quotidiani e delle riviste, alle atmosfere surriscaldate delle redazioni. Claudio viveva la sua “missione” di critico esplorando e anticipando terreni di studio e di ricerca anche controcorrente, con quella vis polemica, sempre sorretta da una preparazione mai frettolosa, che animava ogni incontro-scontro con l’altro. Forte di un materiale prezioso accumulato dal padre, poteva affrontare spigliatamente la rilettura del Cinema del ventennio nero (Vallecchi 1974), in quegli anni bandito anche dai cineclub delle “meglio sinistra” delle Case del popolo, ma allargare l’orizzonte sull’altra faccia dell’immagine popolare (Il fascismo a fumetti, Guaraldi 1973) come della stampa (Corrierino, Corrierona: la politica illustrata del Corriere della sera, Guaraldi 1976); scoprire le vene nascoste dei generi meno “classici” (Sogni proibiti: i comici di Hollywood dai Marx Brothers a Woody Allen, Vallecchi 1979, insieme all’altro eccentrico spigolatore Andrea Vannini) oppure frugare dietro le quinte dell’ovvio, questa volta con Adriano Aprà (Neorealismo d’appendice: per un dibattito sul cinema popolare, il caso Matarazzo, Guaraldi 1976), e magari curare puntigliosamente una raccolta di scritti del Fellini che amava di più (Racconti umoristici: Marc’Aurelio [1939-1942], Einaudi 2004). Tra un’imperdibile partita di calcio in tv e un contributo scritto, fra i tanti, disincantato e preciso alla squadra prediletta (La storia della Fiorentina: il cuore, il gioco, i personaggi, le cronache, gli uomini, La casa dello sport 1985).

Accanto alla penna, agile e sapida, nella figura di Claudio Carabba non poteva mancare l’azione di critica militante, il campo dove più si spendeva la sua generosità disinteressata. In particolare a Firenze, dove la sua presenza nelle prime file, anche se saltuaria per gli impegni di lavoro, è stata spesso determinante per l’avvio o la ripresa di molte iniziative legate al cinema: dal cineforum “I sabati dello studente” degli anni Sessanta al primo cineclub innovativo degli anni Settanta, Kino Spazio poi Spazio Uno con l’avventurosa rivista Cult Movie; dal pool di pionieri che misero in piedi l’Alfieri Atelier nel 1979 fino a tornare a dare una mano esperta alla nuova gestione della sala d’essai trent’anni dopo .
Non possiamo infine dimenticare questi ultimi venti anni, i primi del terzo millennio, quando insieme al Gruppo Toscano del Sncci, di cui è stato il principale elemento propulsore, ha partecipato in prima persona alla gestione e al rilancio del Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, con le sue idee, le sue lotte, i suoi scritti che hanno sempre impreziosito le puntuali monografie sul cineasta di turno.
Adieu Ciccio, collega, amico, fratello maggiore. Riempiremo del tuo ricordo il vuoto che ci lasci, all’improvviso, per raggiungere le nuvolette dei tuoi fumetti e il tuo mucchio selvaggio.