Anticipazione – L’inganno, un film di Sofia Coppola un film di

Un erotismo rarefatto esplode d’improvviso in violenza e sesso sfrenato. Il desiderio supera le buone maniere. Gentilezza e grazia diventano orrore. Quando il caporale John McBurney (Colin Farrell) irrompe nell’universo claustrofobico e immobile di un collegio di educande, nel profondo sud della Virginia, al riparo dalla guerra di Secessione, l’equilibrio è per sempre perduto e tutto viene pervaso da una nuova luce che sprizza sensualità e mistero.

Una delle giovani ragazze che vivono nel collegio – praticamente recluse sotto la stretta sorveglianza di una austera direttrice (una notevole Nicole Kidman) –  allontanatasi nel bosco a caccia di funghi, ha trovato l’uomo ferito e l’ha condotto al collegio,  consegnandolo alla direttrice che titubante sceglie, però, di accoglierlo e curarlo per carità cristiana, ma di mandarlo via appena guarito. Dopo il terzo anno di guerra le donne sono ormai rimaste in poche, senza servitù e hanno imparato a badare a se stesse. Zappano l’orto, studiano e la sera pregano alla luce della candela.

Ma pian piano tutto si modifica e l’atmosfera del luogo cambia. La presenza dell’uomo, unico maschio tra cinque donne di età diverse, tutte solleticate dalla virile mascolinità del soldato, provoca una vera anarchia che porta un disordine eccitato. La passione sale in maniera inconsapevole e scardina l’ingenuità di adolescenti in boccio, incendia i sensi della direttrice Nicole Kidman e fa innamorare la timidissima istitutrice di francese Kirsten Dunst e la provocante Elle Fanning.

Del resto, era prevedibile che qualcosa sarebbe cambiato.  Nell’universo delle giovani educande, fino a quel momento, nemmeno durante le lezioni di francese esisteva la possibilità di coniugare i verbi alla terza persona maschile. Il maschio, padre, fratello, marito, fidanzato, era lontano, in guerra. Le donne sono in subbuglio e cercano di ingraziarsi in vari modi le attenzioni del soldato, selvaggio e affascinante, che gioca abilmente con tutte, facendo credere a ciascuna di essere l’unica preferita.

Le crinoline delle educande, man mano che la storia avanza e il soldato migliora, si increspano, i vestiti scoprono il collo, il  petto dell’austera direttrice, sussulta e palpita alla vista della nudita del corpo ferito dell’avvenente caporale disertore che, pur di non essere riconsegnato  ai suoi o ai nemici, si dà da fare come può, in giardino e nelle camere da letto delle signorine.

Fuori intanto la guerra  scolora di luce grigiastra il cielo, mentre da lontano arrivano i rumori dei soldati in ritirata.

Firmato da Sofia Coppola (anche la sceneggiatura), ‘L’Inganno’ (titolo originale ‘The  Beguiled’, ‘L’ammaliato’), favola gotica horror – tratto dal romanzo di Thomas Cullinan, per cui la pluripremiata regista statunitense, figlia del grande Francis ha vinto il premio per la miglior regia all’ultimo festival di Cannes (il film è appena passato al Global film Festival di Ischia e sarà in sala dal 21 settembre) – coniuga con maestria i generi cinematografici, creando un quadro dalle tinte fosche che riesce anche a farci sorridere per le ingenuità delle educande, tutte protese a sedurre l’affascinante soldato.

Ma le vergini, in questo caso, non si  suicidano più, come ci aveva già raccontato la regista nel suo film d’esordio (Il Giardino delle Vergini suicide), ma ferite nell’orgoglio e tradite nel sentimento, al contrario, diventeranno mantidi assassine, celebrando cosi il macabro rito dell’annullamento progressivo della mascolinità, fino alla completa espiazione della pena, quella definitiva che le vendica tutte. Puttane vendicatrici! Il grido dell’uomo –  che dopo l’adulazione sarà costretto all’immobilità e alla sudditanza –  riecheggia straziante nelle stanze del collegio e  dà voce all’ira e al dolore di un uomo colpito nella sua mascolinità, simbolo sacrificale del ‘gallo’ umiliato da donne più scaltre di lui.

L’evento che ha portato al prestigioso riconoscimento a Cannes, al film e alla sua autrice, è di portata storica perché la Coppola è la seconda regista a conquistare questo premio e prima di lei solo Jane Campion c’era riuscita con ‘Lezioni di piano’.

Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning e Colin Farrell sono parte dell’eccezionale cast riunito dalla regista per dare vita ad un secondo adattamento del romanzo ‘A painted devil’ di Thomas P. Cullinan, il primo, ‘La notte brava del soldato Jonathan’, risale al 1971. Il film di Sofia Coppola  che ‘non è un remake del primo’, ci tiene a sottolineare la stessa regista,  si discosta dal film diretto da Dan Sigel e interpretato da Clint Eastwood, nei panni del protagonista.  Ne ‘L’ Inganno’, invece il punto di vista si capovolge: le donne sono protagoniste assolute  e l’unico protagonista maschile rientra in quel filone che sintetizza la sua poetica sul genere  che tende a smitizzare e indebolire l’idea del ‘maschio’ tradizionale. E non è un caso  che questo ritorni sempre nei personaggi maschili dei suoi film (la regista come è noto è vissuta in una famiglia patriarcale dove le poche donne hanno dovuto faticare e in nel caso della madre, aspettare la maturità,  per esordire -‘Parigi può attendere’ –  in sala da qualche mese – dietro la macchina da presa).

Da ‘Il Giardino delle Vergini Suicide’ (1999),  a ‘Lost in Traslation’ (2004), da Maria Antonietta (2006) a Somewhere (2010) e Bling Ring (2013)  i personaggi maschili sono fragili, confusi, disorientati, alla ricerca di una identità stabile, ma mai completamente annientati. Questo film austero, divertente e fortemente femminista, connotato da una ‘forte tensione erotica’,  in cui si intravvede l’ironia dell’autrice, ben costruito e sicuramente da vedere, compie il passo definitivo e decreta la fine di un modo di essere maschio ‘onnipotente’ che per l’autrice, oggi,  non funziona più.