58. SEMINICI (Valladolid) – Consuntivo

Conclusa l’edizione numero 58 della SEMINCI (Semana Internacional de Cine de Valladolid) in Spagna e già si è al lavoro per la prossima in cui si continuerà a combattere con il ridimensionamento dei contributi senza mai accettare di ridurre l’interesse di questo Festival che ha giustamente come motto Cine de Autor (cinema d’autore).

In un’intensa settimana di fine ottobre la città dei giovani, conta oltre trentamila studenti universitari, ha saputo accogliere anche le opere più difficili con attenzione e interesse, dimostrando che la formula di offrire quasi tutti titoli non visti in altre manifestazioni è tuttora vincente. Sale sempre piene, pubblico partecipe anche nelle chiacchierate con registi ed attori alla fine delle proiezioni, il piacere di avere visionato opere quasi sempre interessanti.

Il problema maggiore che dovrà affrontare il Festival in futuro è la ricerca di nuovi schermi. Quest’anno non era più disponibile il Casablanca (tre piccole sale centralissime) e la rassegna del cinema spagnolo, oltreché alle usuali repliche dei film in concorso, erano ospitate nelle due sale molto capienti del Roxy che, probabilmente, sarà trasformato a breve in centro commerciale. Quelli che reggono sono le multisale come la Broadway, undici schermi, che questo anno aveva 4 locali utilizzati dalla SEMINCI, ma sembra quasi impossibile che i gestori accettino in futuro di affittare altre sale per loro esigenze di programmazione. Non mancano altre sale, ma sono quasi tutte decentrate o non rispondono alle esigenze di una manifestazione internazionale.

Non a caso il direttore artistico Javier Angulo nella presentazione di questa edizione ha segnalato lo stato di tensione che c’è sia nel cinema che nell’esercizio cinematografico spagnolo che, ormai, non può più contare su veri contributi istituzionali.

Per dare voce anche ai più piccoli, questo anno è nato Miniminci, un ciclo di cinque lungometraggi dedicati ai bambini fino ai dieci anni con interventi ludico-culturali per avvicinarli al cinema. Si trattava di animazioni spagnole, giapponesi, francesi, belghe doppiate in spagnolo per evitare difficoltà ai giovani spettatori. L’esperimento ha convinto gli organizzatori a creare anche seminari di gioco e di animazione che saranno curati da un team che opera a Madrid.

Altra novità Seminci Joven destinato ai ragazzi delle secondarie che ha proposto nove lungometraggi e sette cortometraggi di maggiore spessore culturale, compreso il difficile Short Term 12 (Usa 2013) di Destin Daniel con una vicenda che si occupa di ragazzi under 18 inseriti in una casa comunità per i loro problemi psichici e sociali. Fino all’ultimo si era pensato che avrebbe ottenuto almeno un premio nella sezione ufficiale in cui era presentato in concorso.

Un progetto molto ambizioso che ha preso avvio quest’anno è Seminci Factory, un contenitore digitale che permette di fare vedere i propri prodotti sia al pubblico che alla industry ed alla critica. I partecipanti hanno potuto usufruire di un costante servizio di consulenza e patrocinio che può arrivare anche al parziale finanziamento per i due prescelti, con un contributo in denaro e la possibilità nel 2014 di avere una vetrina ufficiale al SEMINCI e in un altro paio di festival europei.

Premi alla carriera per Jacques Audiard e Paul Schrader. Di quest’ultimo è stata presentata anche una personale con dieci titoli, realizzato un libro monografico sulla sua attività cinematografico e presentato fuori concorso il poco convincente The Canyons (Usa, 2013).

Paese ospite quest’anno era il Marocco e all’interno di Cine marroquí del siglo XXI sono stati presentati venti lungometraggi, tra cui tre documentari, oltre a sei corti. La scelta è stata fatta dal regista Nabil Ayouch presente anche come giurato. Oltre a questi titoli, in concorso è stato presentato Zero (Marocco, 2012) di Nour-Eddine Lakhmari melodramma in salsa araba e finale da film americano su poliziotto relegato in ufficio ma che ha molte cose che vorrebbe dire e fare anche contro il parere dei superiori.

Spanish Cinema, molto seguito come sempre soprattutto dai giornalisti stranieri e dai giovani, ha proposto 14 titoli poco noti, alcuni mai realmente circuitati. Forse il più interessante è stato il documentario La casa Emak Bakia (Spagna, 2013) di Oskar Alegría particolarmente ricco di approfondimenti e di immagini tratte dal film diretto nel 1926 da Man Ray. Sottotitolato come cinépoéme, è realizzato con molte tecniche di ripresa divenute firma stilistica di Man ​​Ray tra doppia esposizione, soft focus e immagini in cui non si rispettava nemmeno l’orizzonte con fotogrammi in cui il cielo era sotto il mare. Segue l’impegnativa lotta da parte di estimatori di Man Ray per fare rimettere il nome di Emar Bakia alla villa dove tanto del grande artista è ancora presente, anche perché da lui ripreso con assoluta e sconvolgente tecnica in un film di 87 anni orsono.

Un breve ciclo, come ogni anno, era dedicato alla ECAM, Escuela de Cinematografía y del Audiovisual de la Comunidad de Madrid con lavori realizzati quale prova di fine anno. Ha colpito la quantità notevole di nudi forse anche superflui che caratterizzavano quasi tutti gli elaborati: i maligni dicevano che non avevano budget per i costumi.

Meglio con la rassegna dedicata alla regione dove è situata Valladolid, Castilla y Leon, con 8 titoli tra lungometraggi e corti. Molto valido Maragatería: una cor(e)ografía (2013. Spagna) di Pablo Alonso González, un documentario fatto con amore e buoni approfondimenti su questa zona che sembra fermatasi nel tempo, con tradizioni che apparentemente li isolano ma che, in realtà, permette loro di avere una coesione che nessuna crisi sociale od economica spagnola ha mai intaccato.

Tiempo de historia è uno dei fiori all’occhiello del Festival, con documentari selezionati in gran parte del mondo che rappresentano cinematografie, temi sociali e situazioni politiche di grande interesse. 21 lungometraggi di cui 16 in concorso, ha vinto meritatamente La Maison de la radio (2012, Francia – Giappone) di Nicolas Philibert che racconta come vengono realizzate e da chi alcune tra le trasmissioni di Radio France più note anche fuori dalla Francia. Il suo lavoro è durato 18 mesi, ma il risultato è sicuramente interessante.

Punto de encuentro è forse la sezione che più ci è sembrata interessante. Tra i 15 lungometraggi 9 erano opere prime, 6 opere seconde. Oltre a questi, 13 cortometraggi in concorso proposti uno per proiezione, altri 7 presentati nella sempre molto seguita La noche del corto español.

Vincitore della sezione lungometraggi Wajma prodotto da Afghanistan e Francia. La sceneggiatura era stata premiata al Sundance Festival. Diretto, scritto, fotografato, musicato dal quarantasettenne Barmak Akram, è un film con una vicenda che si identifica con la cultura afghana ma che è realizzato con struttura narrativa più occidentale dovuta al fatto che l’autore vive da anni a Parigi dove ha studiato Belle Arti. Sta nevicando a Kabul e un simpatico cameriere seduce senza troppa resistenza una bella studentessa di nome Wajma. I due iniziano una relazione clandestina e passionale ma non possono dimenticare le regole religiose e sociali che hanno infranto, vivendo con senso di colpa il proprio amore. Quando la ragazza rimane incinta teme che Mustafa non la sposerà, mentre ormai in molti sanno della loro relazione.

Diciannove i titoli presenti nella sezione ufficiale, di cui sedici in competizione. Ha vinto, e non poteva che essere così, l’ottimo film giapponese Tokyo Kazoku (2013), del ottantaduenne Yoji Yamada, attivissimo al cinema ed in televisione con oltre cento sceneggiature scritte e oltre settanta film diretti.

Shukichi e Tomiko è un’anziana coppia che vive su una piccola isola vicino a Hiroshima e va a Tokio per visitare i tre figli. Il più grande gestisce un ambulatorio privato, la figlia è proprietaria di un salone di bellezza, il figlio più giovane lavora nel mondo del teatro senza troppo successo. Vorrebbero donare ai genitori una vacanza felice ma, alla fine, non trovano di meglio che pagare loro un albergo di lusso. La madre va all’appartamento dove vive il suo ultimo nato, incontra la sua ragazza e capisce che il ragazzo è il più fortunato dei suoi tre figli.

Il film racchiude anche un dramma, ma la lievità del racconto e la bella sceneggiatura donano un finale rasserenante anche se malinconico. Strepitosi interpreti sono Isao Hashizume, Kazuko Yoshiyuki, Satoshi Tsumabuki, Yû Aoi e Yui Natsukawa.

Molto contestate alcune decisioni della Giuria Internazionale, soprattutto per Papusza (Polonia, 2013) e il premio per la migliore fotografia a Night Moves (2013, Usa) di Kelly Reichardt. La giuria era composta da Raoul Peck, Presidente (Haiti), Nabil Ayouch (Marocco), Thomas Bidegain (Francia), Ginger Corbett (Gran Bretagna), Ana Torrent (Spagna), Nuria Vidal (Spagna). Condivisa la loro scelta per il vincitore della Spiga d’oro.

IL PALMARES

Lungometraggi

Spiga d’Oro

Tokyo Kazoku (2013, Giappone) di  Yôji Yamada ,

Spiga d’Argento:

Run & Jump (2013 Irlanda – Germania) di Steph

Premio per la migliore regia

Joanna Kos-Krauze e Krzysztof Krauze per Papusza (Polonia, 2013)

Premio ¨Miguel Delibes» per la migliore sceneggiatura:

Agnès Jaoui y Jean-Pierre Bacri per Au Bout Du Conte (2013, Francia), di Agnès Jaoui

Premio Pilar Miró al migliore regista debuttante:

Diederik Ebbinge por Matterhorn (2013, Olanda)

Premio al migliore attore:

Zbigniew Walerys per Papusza (Polonia, 2013) di Joanna Kos-Krauze e Krzysztof Krauze

Premio alla migliore attrice:

Nora Navas por Tots volem el millor per a ella (Todos queremos lo mejor para

Ella, 2013, Spagna) di Mar Coll,

Premio per la migliore fotografia:

Christopher Blauvelt per Night Moves (2013, Usa) di Kelly Reichardt,

Cortometraggi

Migliore cortometraggio europeo

The Missing Scarf (2013, Irlanda) di Eoin Duffy

Spiga d’Oro

Boles (2013, Slovenia – Germania) di Špela Čadež

Spiga d’argento:

Subconscious Password (2013, Canada) di Chris Landreth

Premi Sezione Punto de Encuentro

Lungometraggio

Wajma – An Afghan Love Story (2013, Francia, Afganistán) di Barmak Akram

Cortometraggio

Äta lunch (2013, Svezia) di Sanna Lenken

Premio FIPRESCI (Lungometraggi)

La reconstruction (Argentina, 2013) di Juan Taratuto