32. Filmmaker – Milano

East of Paradise (2005), regia di Lech Kowalski

La guerra, la violenza, l’emarginazione, il degrado, i muri e i confini, fisici, geografici, ma spesso invisibili, che incombono e distruggono le relazioni tra le culture e gli uomini, come pure il loro rapporto con l’ambiente.

Sono questi i temi conduttori della 32ma edizione di Filmmaker, festival del cinema indipendente da sempre attento al “cinema della realtà”, che a Milano da oggi venerdì 28 novembre sino all’8 dicembre propone 86 opere (tra sezioni, competitive e non,  omaggi ed eventi speciali) dislocate in 4 sale cittadine, lo spazio multifunzionale de “La fabbrica del vapore” e la Galleria d’Arte moderna-PAC, a conferma di un crescente interesse del Festival nel rapporto tra cinema e arte contemporanea, ospiterà l’installazione video di Yuri Ancarani San Siro, sguardo insolito sul celebre stadio e dentro il backstage dell’industria del calcio).

Tutte queste prospettive di ricerca sono per molti versi riassunte dall’opera del documentarista  Lech Kowalski al quale è dedicata quest’anno una retrospettiva integrale (che circuiterà poi a Bergamo e  Roma, grazie a Lab80 e  alla Cineteca Nazionale). Figlio di esuli polacchi cacciati  dal loro paese durante il secondo conflitto mondiale (storie narrate nel suo film espressivamente più maturo e premiato, East of Paradise, 2005), Kowalski nasce a Londra ma si formerà poi a New York dove studierà Arti Visive e comincerà assai giovane a far cinema dopo essere stato assistente del regista e operatore Tom Reichmann. Kowalski racconterà spesso storie di emarginati, tossici, anarchici,  esplorando in particolare il mondo della scena musicale underground newyorchese (celebri il suo D.O.A. – A Rite of PAssage, 1981, sull’avventura maledetta di Sid Vicious e dei Sex Pistols, ma anche, venti anni dopo, Born to Lose, ritratto di Johnny Thunders, dei New York Dolls e degli Heartbreakers) Domenica 30, presso il cinema Beltrade, il regista condurrà il workshop “Filmare il conflitto” (in collaborazione con il Milano Film Network), mentre un volume sul suo cinema viene pubblicato per l’occasione da AgenziaX e curato da Alessandro Stellino.

Natura e  Storia, mito e individuo, dunque. Di queste eterne dialettiche  parlano infatti anche i titoli scelti per la serata d’apertura. Jauja del regista argentino Lisandro Alonso (premio Fipresci “Un Certain regard” a Cannes quest’anno) racconta con linguaggio visionario e naturalistico a un tempo (tra l’Aguirre herzoghiano e il  Kurtz di Apocalipse Now) il viaggio di un capitano danese (Viggo Mortensen), di stanza in Patagonia alla fine dell’800, alla ricerca della giovane figlia. A precedere, il corto di Alina Marazzi Confini (che fa parte del progetto 9×10 Novanta con cui l’Istituto Luce ha ricordato i suoi 90 anni), omaggio della regista milanese al centenario della Grande Guerra (mentre combatte e resiste ancora nelle sale Torneranno i prati di Olmi).

Tra i film del concorso internazionale, alcuni parlano esplicitamente di confini reali o immaginari. Di un paese che nessuna nazione ha mai riconosciuto come l’Abkhazia e  una terra misteriosa trattano rispettivamente  Letters to Max del francese  Eric Baudelaire e In Sarmatien del tedesco  Volker Koepp. Sul rapporto tra uomo e natura, sia pure da prospettive e con cifre assai diverse si concentrano altri film, tra cui l’autore di culto filippino Lav Diaz con Storm Children, Book One ma anche il nostro Daniele Gaglianone (anche lui animerà un workshop nei prossimi giorni) che con Qui dà voce e volto agli abitanti della Val Susa che da 25 anni si oppongono strenuamente al progetto della Torino-Lione. Da seguire anche Actress dell’americano Robert Greene che racconta la crisi personale e professionale di un’attrice serie televisive, e Im Keller (In the Basament) di Ulrich Seidl (visto a Venezia), un’altra discesa (attraverso i sotterranei condominiali, per l’esattezza) nelle storie di ordinaria follia austriaca (ma il regista sembra aver perso, a nostro giudizio, la crudezza di altre sue grandi opere, sempre sospese tra documento e finzione). Fuori concorso, Cavalo Dinehiro, un racconto anche qua diviso tra la Storia e uno sguardo visionario firmato dal  bravo regista portoghese Pedro Costa, e One Cut, One Life, diario a due voci tra la regista Lucia Small e il documentarista statuinitense Ed Pincus – il padre del “cinema in prima persona” – scomparso un anno fa.

Tra i tanti eventi e omaggi ricordiamo infine, la proiezione speciale (il 3 dicembre) di Frastuono del giovane Davide Maldi (in concorso a TFF 32), film sviluppato proprio grazie a Filmmaker (che da anni svolge anche un ruolo di incubatore produttivo) all’interno del progetto “Nutrimenti terrestri, nutrimenti celesti” e (in chiusura di festival, il 7 dicembre) La scuola d’estate di Jacopo Quadri, ritratto di Luca Ronconi, come uomo e come artista ma soprattutto come maestro di teatro. Il film, prodotto da Rai Cinema e dalla Okta Film di Paolo Bensi (presentato in anteprima sempre a Torino, presente anche Ronconi), racconta infatti l’esperienza pienamente formativa, tra ansie e speranze, di 16 giovani attori “reclusi” per tre settimane a Santacristina, in un casale immerso nella natura, isolato e lontano dai comforts della vita metropolitana. In attesa di una prossima auspicabile uscita in sala, Quadri ha comunque apena terminato di girare un altro documentario su Eugenio Barba e l’Odin Theatre, per un progetto che intende proseguire, con il linguaggio del cinema, l’esperienza editoriale della Ubulibri portata avanti per tanti anni dal padre, il celebre critico Franco Quadri.

Fimmaker 32 è dedicato al regista e artista visivo (ceco, ma di origine turca) Harun Farocki, scomparso prematuramente la scorsa estate.