25a Settimana Internazionale della Critica – Martha, di Marcelino Islas Hernández

Martha del messicano Marcelino Islas Hernandez ricorda molto, non solo per la storia ma anche per i toni scelti per raccontarla, “Ho affittato un killer” (1990) di Aki Kaurismaki. Nel film del regista finlandese, un uomo veniva licenziato, dopo aver lavorato in una ditta per trenta anni e, solo e senza lavoro, decideva di uccidersi, non aveva il coraggio di farlo, ingaggiava un sicario ma poi cambiava idea. Nell’opera prima di Hernandez ad essere licenziata è Martha, un’anziana donna di Città del Messico che vive solamente in virtù del lavoro e dello scambio affettivo con una vicina di casa malata. Reciso anche l’ultimo legame (la vicina si trasferisce lontano con la figlia), a Martha non resta più nulla e, disperata, sceglie di regalarsi un’ultima settimana prima di togliersi la vita. Il destino le riserverà, però, una via d’uscita inaspettata. “Questa è la vita e il destino è come la ruota della fortuna, va su e giù e tutto ciò che possiamo fare è lasciarla andare” – ha spiegato il regista. In effetti, nel suo film, l’esistenza è ritratta come un qualcosa di irrazionale e di illogico, senza controllo, ma anche ricca di umorismo e di possibilità inattese. Pur parlando di vecchiaia, malattia e morte, “Martha” fugge il facile patetismo e, grazie ad una felice combinazione di commedia nera e grottesco, risulta un piccolo grande film. Merito, oltre che della sceneggiatura dello stesso Hernandez, della sorprendente recitazione di Magda Vizcaino, perfetta nel dare corpo ed anima ad un personaggio femminile che, dietro l’apparente impassibilità e la significativa lenta camminata, cela, comunque, una forte carica vitale. Un film tragicomico, intelligente e spiazzante che non compiace lo spettatore con la certezza di un lieto fine ma che, lasciando la protagonista libera di vagare in un universo aperto e non più claustrofobico, regala la sensazione che “tutto possa andare bene”, nel cinema e nella vita.

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