25a Settimana Internazionale della Critica – Hai paura del buio, di Massimo Coppola

La paura del buio è ciò che, nel finale aperto del film di Massimo Coppola, documentarista e autore televisivo, possono, finalmente, confessarsi Eva (Alexandra Pirici) ed Anna ( Erica Fontana), due giovani donne accomunate dalla solitudine, dalla precarietà e dall’inquietudine. La prima, presentata dal regista come un’eroina della Nouvelle Vague, fa l’operaia a Bucarest e, quando la fabbrica non le rinnova il contratto, decide che è giunto il momento di partire per raggiungere la madre in Italia. Arriva, così, a Melfi e qui trova ospitalità presso Anna, sua ombrosa coetanea che lavora alla FIAT.

L’intreccio delle vite delle due protagoniste, il loro dolore, la sensazione di sconfitta che le affligge sono la chiave scelta da Coppola per parlare di ciò che le circonda e per affrontare argomenti cruciali quali il lavoro, l’immigrazione, l’universo giovanile. Non si tratta, però, di un film a tesi o di un cinema ideologico: il regista ha spiegato di credere, invece, nella forza delle storie individuali come motore di domande su quel che siamo o che potremmo essere. In questo senso, il suo è un tentativo, fondamentalmente riuscito, di cinema “politico”, privo di ogni concessione retorica o didascalica. “Hai paura del buio?” è, dunque, un film ambizioso e sincero che, attraverso il pedinamento lento e partecipe di due figure femminili, mostra come la piana di Melfi e i confini ad est della nuova Europa siano luoghi dalle trame non tanto dissimili. Non c’è, tuttavia, uno scontato parallelismo tra le due vicende: se Eva, dopo un gioco al gatto e al topo, già visto ne “La sconosciuta” di Tornatore, ha, infine, compiuto il suo percorso, quello di Anna è solo all’inizio. La conclusione del film (la partenza di Anna) , di per sé né negativa né positiva, sancisce l’affermarsi di una visione del mondo in cui le risposte collettive scarseggiano e solo le scelte coraggiose dei singoli lasciano aperta la possibilità di un futuro migliore. Un’ opera prima “sostanziosa”, densa di temi e ricca di citazioni, non sempre formalmente risolta (la colonna sonora ingombrante, a tratti, sovrasta le inquadrature) ma, complessivamente, interessante e problematica al punto giusto.

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